Piani Individuali di Risparmio: che cosa bisogna sapere

I Piani Individuali di Risparmio (PIR) sono la novità più attesa del 2017 nel settore del risparmio gestito. Si tratta di prodotti a lungo termine che prevedono agevolazioni fiscali sotto forma di detassazione delle plusvalenze, ovvero dei guadagni, per chi decida di investire almeno lungo cinque anni.

I PIR sono stati introdotti con la legge di bilancio 2017 e seguono uno schema già rodato sia in Francia dove esistono i Plan d’Epargne en Actions (PEA) che nel Regno Unito dove sono attivi da tempo gli Individual Savings Account (ISAS).

Dedicati ai piccoli investitori, i PIR vogliono veicolare risorse verso le piccole e medie imprese italiane, quindi permettono a tutti di investire nell’economia reale sino ad ora appannaggio dei cosiddetti piani istituzionali.

I PIR sono riservati esclusivamente alle persone fisiche residenti fiscalmente nel territorio dello Stato e senza vincoli di età, destinazione di somme o valori fino a 30 mila euro per anno solare, fino a 150 mila euro; beneficiano dell’esenzione da tassazione dei redditi finanziari generati dagli investimenti detenuti nel piano, se viene rispettato il vincolo di detenzione di cinque anni, e beneficiano dell’esenzione dall’imposta di successione. Ciascuna persona fisica può essere titolare di un solo PIR e ciascun piano può avere un unico titolare. Il PIR può essere costituito sotto forma di:

  • Rapporto di custodia o amministrazione.
  • Un contratto di gestione di portafogli.
  • Altro stabile rapporto con esercizio dell’opzione per il regime del risparmio amministrato (articolo 6 del decreto legge 461/97).
  • Contratto di assicurazione sulla vita o di capitalizzazione.

I Piani Individuali di Risparmio sono contenitori che possono ospitare varie tipologie di strumenti finanziari nel rispetto di alcuni criteri di composizione:

  • Vincoli relativi all’investimento.
  • Limiti alla concentrazione degli investimenti.
  • Divieti di investimento.

Vincoli dell’investimento

Il 70 percento del valore complessivo deve essere investito in strumenti finanziari emessi da imprese italiane in Stati membri dell’Unione Europea o in Stati aderenti allo Spazio Economico Europeo aventi una stabile organizzazione in Italia, e che svolgano attività diverse da quella immobiliare. Di questo investimento qualificato, almeno il 30 percento deve essere investito in strumenti finanziari emessi da imprese diverse da quelle inserite nell’indice FTSE Mib di Borsa italiana o in indici equivalenti; il restante 30 percento – il cosiddetto investimento libero – può essere investito in un qualsiasi strumento finanziario, compresi depositi e conti correnti.

Limiti di concentrazione

Le somme o i valori destinati nel piano non possono essere investiti per una quota superiore al 10 percento del totale in strumenti finanziari di uno stesso emittente o di società appartenenti al medesimo gruppo, o in depositi e conti correnti.

Divieti di investimento

Nel PIR è fatto divieto di investimenti in strumenti finanziari emessi o stipulati con soggetti residenti in Stati o territori diversi da quelli nella white list.

In caso di mancato rispetto delle condizioni per beneficiare dell’agevolazione prevista per lo strumento, ovvero in caso di mancato rispetto del limite temporale dei cinque anni o dei limiti alla diversificazione e concentrazione degli investimenti, sono dovute le ordinarie imposte sui redditi medio tempo percepiti dall’investitore, aumentate degli interessi.

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