Millennial, startup, intelligenza artificiale: il CEO risponde

Intelligenza artificiale

Digitalizzazione, millennial, tecnologie, piattaforme, cambiamento: Sono state davvero tante le tematiche emerse durante Digital Investment Management, il convegno di The Innovation Group tenutosi presso il Chateau Monfort di Milano e dedicato ai cambiamenti portati dalla digitalizzazione nel Wealth Management.

Il nostro CEO, Luigi Marciano, è stato protagonista di una delle tavole rotonde, nello spiegare come evolve il Wealth Management sotto la spinta del digitale e a che punto sia l’Italia nella digitalizzazione del Wealth Management

Altre domande riguardavano l’opportunità di usare l’intelligenza artificiale nel wealth management, la pericolosità di startup e aziende disruptive per le realtà consolidate e il passaggio generazionale che vede i millennial prendere il posto delle vecchie generazioni nel pianificare il proprio risparmio. Ecco, qui sotto, come ha visto ciascun argomento il nostro CEO.

Le risposte di Luigi Marciano

L’intelligenza artificiale è disponibile, quindi bisogna adottarla. Per esempio si è parlato tantissimo di segmentazione, un problema sicuramente molto importante per poter dare un modello di servizio; non voglio fare pubblicità, però la nostra piattaforma di advisory dispone un prodotto che sta trovando grande interesse e consente di fare customization, anzi, robocustomization sia a livello private sia a livello advisory sia a livello massa.

Nella versione che rilasceremo nei prossimi mesi sarà presente la possibilità di segmentare implicitamente oltre che esplicitamente. Nella giornata si è parlato di segmentazione esplicita: io prendo clienti e decido come segmentarli; la segmentazione implicita, invece, consiste nel raccogliere tutti i big data disponibili sul comportamento del cliente e, utilizzando un algoritmo di intelligenza artificiale, farsi suggerire una clusterizzazione dal sistema per ottenere segmentazioni già pronte.

Naturalmente per utilizzare questa tecnologia occorre comunque una evoluzione; bisogna portare nella piattaforma i dati e farci lavorare i clienti. Ci vuole un po’ di coraggio e anche l’approccio di chi fa quello che sa fare meglio. Chi fa tecnologia fornisce la piattaforma, chi fa private banking gestisce i clienti e così via.

Startup e disruptor

L’altro spunto che mi veniva era la preoccupazione verso le startup e i disruptor. Una delle società di consulenza tecnologica più note al mondo, ci ha definito nel modo seguente:

Objectway è una azienda che unisce l’esperienza di un player consolidato con la capacità di innovazione di una fintech.

Questa cosa si potrebbe dire ancora maggiormente di BlackRock, con cui non ci vogliamo assolutamente confrontare perché noi siamo molto piccoli… loro uniscono la conoscenza del mercato, l’esperienza in un mercato molto complesso, con la capacità di innovazione.

Quelli che nel nostro mercato riusciranno a combinare i due elementi non devono preoccuparsi delle startup, che possono avere successo nei modelli di business molto semplici, tipo i sistemi di pagamento; ma nel mondo dei servizi di investimento, dove comunque la relazione è importante, dove c’è una complessità anche a livello di prodotti, ci vorrà molto prima che riescano a raggiungere risultati importanti.

Le startup non sono una opzione, se non per qualche banca molto grande che può permettersele.

Arrivano i millennial

Un professionista che stimo molto mi ha dato un suggerimento. Mi ha detto: guarda, devi fare il manuale delle regole… il modo di gestire il passaggio generazionale è far fare a clienti, imprenditori e clienti private il manuale delle regole, in cui è anche scritto a quale private banker si deve rivolgere, e a questo punto il problema è risolto!

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