Bitcoin: non è una criptomoneta per vecchi

Crittomoneta

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Nel mese di agosto vogliamo concentrarci su alcuni temi caldi: un modo per restare comunque in contatto durante l’eventuale pausa estiva, in modo più leggero e con qualcosa di interessante da leggere!

Se bisogna mettersi su qualcosa di volatile meglio che sia volatile in ascesa invece che in caduta. — Ryan Taylor, CEO di Dash Core, su Bloomberg

L’articolo racconta come i venezuelani stiano rivolgendosi in massa ai Bitcoin sia per disperazione, di fronte alla devastante svalutazione del loro bolivar, sia in cerca di buoni affari veloci, dal momento che la quotazione dei Bitcoin è estremamente volatile e può salire anche di molto nel giro di minuti. Così come, peraltro, può crollare: è successo di recente a seguito di notizie riguardanti un’altra crittomoneta – Ethereum – il cui valore è stato decimato in una manciata di minuti da un attacco hacker. Il crollo susseguente di Bitcoin è stato determinato anche dal fatto che CoinBase – una piazza di scambio di crittomoneta – in quei momenti era offline per difficoltà tecniche e per gli investitori era impossibile intraprendere qualsivoglia azione per limitare le loro perdite in Bitcoin.

Interessante, vero? Benvenuti nel mondo vertiginoso e spietato di Bitcoin. OK, non così vertiginoso; diamo prima qualche base per comprendere meglio il fenomeno.

Una valuta calcolata e non governata

La prima specifica e proof of concept di Bitcoin è apparsa nel 2009 su una mailing list dedicata alla crittografia, a firma di Satoshi Nakamoto. Nakamoto abbandonò il progetto Bitcoin un anno dopo e la sua vera identità, nonostante ricerche e ipotesi, resta a oggi sconosciuta.

Bitcoin è una crittomoneta: la sicurezza delle sue transazioni e la sua esistenza vera e propria dipendono dalla crittografia. La cosa interessante è che non è regolata né controllata da alcuna autorità centrale; né può esserlo. Ogni Bitcoin esiste come frutto del mining, letteralmente dello scavo, effettuato in una funzione matematica da un gruppo di potenti calcolatori: un Bitcoin è un valore restituito da una funzione matematica. Più Bitcoin vengono estratti dalla “miniera” matematica a disposizione, più è difficile trovarne altri.

Il loro numero massimo teorico è finito e noto: possono esistere solo 21 milioni di Bitcoin. Tuttavia è possibile scambiare anche frazioni minuscole della valuta e questo ne permette in teoria un utilizzo diffuso a livello globale in un futuro (a oggi la miniera è ben lungi dall’essersi esaurita). Per ora il giro di affari di Bitcoin è tutt’altro che globale e vale una trentina di miliardi di dollari. per dare un’idea delle proporzioni, è la trentesima parte del valore azionario di Apple. Il mercato obbligazionario statunitense vale circa tremila miliardi di dollari.

Una catena di blocchi e di fiducia

Non esistono autorità centrali di Bitcoin, né di governo, né tecniche. la rete Bitcoin è decentralizzata, operante in una classica modalità peer-to-peer. Tutte le transazioni sono note a tutta la rete e la validazione di ciascuna transazione avviene solamente quando tutti i nodi concordano sulla sua approvazione. Per questo motivo ogni transazione Bitcoin è “reale”: è possibile spendere crittomoneta solo quando questa sia effettivamente apparsa sul proprio wallet, il portafoglio elettronico dedicato.

Una rete strutturata in questo modo ha un problema di velocità: attendere l’approvazione di tutti i nodi per ogni operazione potrebbe portare ad attese di giorni. Il protocollo Bitcoin aggira la questione attraverso l’idea della blockchain, letteralmente catena di blocchi. Ogni blockchain è fondamentalmente un timestamp, un timbro con data e ora, relativo a un gruppo di transazioni. Il processo di approvazione in Bitcoin procede un blockchain per volta; così ci sono da approvare solo le transazioni posteriori all’ultimo blockchain esaminato e tutte le transazioni precedenti sono certamente a posto, senza bisogno di calcoli ulteriori. Il sistema a blockchain non elimina le attese, ma le contiene; possono certo volerci anche quaranta minuti per vedere confermata una transazione, però potrebbe andare peggio.

A ciascuno il suo wallet

Curiosi? La cosa migliore per conoscere Bitcoin è provare. È sufficiente scaricare un client dal sito ufficiale e aprire un wallet, una cartella cifrata residente nel proprio computer che contiene i dati di blockchain e, ovviamente, i propri Bitcoin.

Quando ci si iscrive a un marketplace di Bitcoin, si riceve in regalo una piccolissima frazione della valuta, ottenuta in virtù dell’iscrizione oppure tramite un semplice videogioco che permette di vincerla. Avere un numero di Bitcoin maggiore di zero, per quanto minimo, è sufficiente per guardarsi intorno, fare esperienza del sistema, magari acquistare qualche frazione di Bitcoin in più ed effettuare una o più transazioni. I Bitcoin iniziano a essere ammessi come metodo di pagamento in un numero di circostanze sempre maggiore.

Qualcuno sarà tentato di tesaurizzare la valuta e sperare che il suo valore cresca. Dopotutto, chi ha comprato un Bitcoin nel 2009 per venti dollari e lo ha conservato, avrebbe potuto venderlo oggi per oltre mille dollari.

Basta ricordarsi che la crittomoneta è molto volatile in ambedue le direzioni, e i guadagni tanto sperati potrebbero evaporare in una notte, o in una pausa caffè. I venezuelani sono disposti ad accettare pressoché qualunque margine di rischio; la loro valuta perde ogni giorni quasi il suo intero valore, difficilmente può andargli peggio. La nostra valuta, per ora, è più solida!

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